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L’uomo, negli ultimi decenni, ha modificato l’ambiente naturale in proporzioni che non hanno precedenti, allo scopo di soddisfare la crescente richiesta di alimenti, acqua potabile, materie prime ed energia. Questo rapidissimo sconvolgimento ha gettato gli ecosistemi in una profonda crisi che li rende non più in grado di sostenere i servizi che sino ad ora hanno sempre fornito.

In altre parole, come si legge nel documento finale del Millennium Ecosystem Assessment lanciato nel 2001 dall’ONU “Le attività umane hanno condotto la Terra sull’orlo di un’estinzione di massa di innumerevoli specie ed al contempo hanno minacciato il benessere edstesso degli individui. L’attività umana pone una tale pressione sulle funzioni naturali della terra che la capacità degli ecosistemi del pianeta di sostenere le generazioni future non può più essere data per scontata. L’approvvigionamento di cibo, acqua dolce, energia e materiali per una popolazione in continua crescita è stato raggiunto ad un costo considerevole per il complesso sistema di piante, animali e processi biologici che rendono il pianeta abitabile. Con il crescere del fabbisogno umano nei decenni a venire, questi sistemi dovranno affrontare pressioni anche maggiori, insieme al rischio di un ulteriore indebolimento delle infrastrutture naturali da cui tutte le società dipendono”.

Passando ad una dimensione locale ci si confronta con la realtà Padana e Prealpina, area tra le più industrializzate in Europa e al mondo. Da un recente studio di Legambiente emerge che “la superficie urbanizzata in Lombardia è cresciuta di 34.200 ettari in 8 anni (superficie pari a 2 volte Milano), ossia +4.270 ettari all’anno e +11.7 ettari al giorno (7 volte Piazza Duomo a Milano)”.

Nonostante queste premesse, alcuni obiettano che in un momento di forte difficoltà finanziaria globale gli investimenti sulla Natura debbano aspettare. Ma perché continuare ad investire su un sistema economico – produttivo che ci ha portati diritti alla profonda crisi ambientale ed economica (due facce della stessa medaglia) in atto? Nel “Messaggio di Atene” prodotto dalla conferenza internazionale sulla biodiversità che la Commissione Europea ha organizzato nel 2009 nella capitale greca, si legge: “Il ripristino dei suoli degradati deve essere utilizzato come stimolo per favorire lo sviluppo economico locale e creare posti di lavoro”. Vale a dire che nell’epoca della globalizzazione delle connessioni informatiche le grandi opere non sono quelle che riversano cemento sul territorio per spostare fisicamente le persone da un luogo all’altro, ma sono le infrastrutture verdi, l’unica risposta possibile all’allarmante perdita di biodiversità globale. Ecco perché la politica ambientale dell’Unione Europea ha come principale obiettivo quello di creare una rete ecologica continentale, ovvero “Connettere la natura con la natura” trovando soluzioni utili sia alla conservazione della natura che all’intera società.

 


redazione e realizzazione web: Marco Tessaro